Bitonto è nel difficile Sud, terra di bellezza, di ferite, ma anche di riscatto. Terra volitiva e fascinosa, una bellezza che sorprende e svela il senso di una civiltà del lavoro, antica nelle sue forme di relazione con il territorio. È il senso della civiltà contadina e agricola, quella che caratterizza il Meridione e distingue anche questa particolare fetta di Mezzogiorno, viva nel suo orgoglio e desiderosa di raccontare di sé.

Bitonto è terra dove gli ulivi corrono verso il mare e all’interno ci si apparenta ai territori brulli di una Murgia silenziosa. Città storica, importante, attraversa tutte le fasi classiche di importazione e assimilazione dell’Italia meridionale. Città preminente già con la Peucezia, quando la Puglia, nel periodo antecedente alla conquista da parte dei Romani, era divisa in  Daunia al nord, appunto Peucezia al centro e Messapia nell’area meridionale.

I secoli scorrono e Bitonto è vasta nel suo territorio, tanto da parlare nelle fonti di originari “popoli bitontini“. Si tratta di popolazioni per lo più rurali, legate alla vita dei campi e ai riti della civiltà agricola. Queste realtà hanno lasciato le loro testimonianze, eredità oggi evidenziabili, ad esempio, nei casali rurali, in ciò che ancora resta in piedi di questi agglomerati. Ciò che davvero caratterizza la Bitonto della vecchia area urbana è indubbiamente la cattedrale romanica che insiste in un centro storico negli ultimi anni ricollocato nella sua luce autentica e ridonato ai cittadini come spazio da vivere compiutamente e con passione civica.

Vero splendore, grazie alle sue preziose testimonianze storico-artistiche; riconosciuto come il più completo dello stile romanico-pugliese, la cattedrale bitontina di Santa Maria Assunta e San Valentino è il tempio rappresentativo, anche laicamente, di Bitonto.
Tornando alle origini, il centro è sorto, come la più ordinaria delle società fluviali, nelle immediatezze di un corso d’acqua, il cui solco, a regime torrentizio, è la lama Balice.

Parliamo del fiume Tiflis, bacino idrografico oggi perso nella sua interezza ma che talvolta, con le piogge, ritrova il suo scenario con le acque che scendono verso Bitonto, attraversandola sotto i ponti ottocenteschi. Identificativo dell’intera comunità è l’olio, ancora oggi la più importante risorsa economica di Bitonto. Questa relazione non esclusiva ha a Bitonto una sua specificità storica attestata dall’ulivo che campeggia nel suo stemma, già presente nelle monete del III secolo a.C. Gli ulivi, 10 in più, dominano tutto lo spazio d’insieme della città. La città, recita il motto araldico, si affida all’ulivo come emblema di pace e simbolo di apertura e accoglienza. Un ulivo dalle grandi proporzioni, maestoso, il cui olio possiede eccezionali qualità organolettiche, è il cultivar “Cima di Bitonto”, varietà che da qui arriva a lambire zona nordorientale della Basilicata.

Bitonto commerciava il prodotto della sua oliva, detta “ogliarola”, già dal XIII secolo, soprattutto con Venezia. Questa centralità produttiva e commerciale la mette al centro di una piccola rivoluzione industriale. È da Bitonto che il francese Pierre Ravanas avvia l’utilizzo della pressa idraulica nel XIX secolo. La storia di questo francese trapiantato in Puglia è ricca aspetti controversi, battaglie commerciali, rovesci finanziari. Ravanas ha un trappeto in pieno centro. La sua innovazione consiste nell’introduzione della mola a doppia macina e della pressa idraulica, modalità che andarono anche a velocizzare i tempi di una cultura fino ad allora ancora arcaica e legata alla promiscuità uomo-animale. Bitonto ha storie da raccontare di questo formidabile periodo, così come dell’industria più antica e certamente del futuro di questo prodotto sempre più centrale nell’economia mediterranea.

Il Centro Antico di Bitonto, fra i più grandi in Puglia, è un insieme di scrigni artistici, tra cui sicuramente centrale è il ruolo della Galleria Nazionale “Devanna” (unica in Puglia e seconda al Sud dopo Napoli), ospitata a palazzo Sylos-Calò.
Accanto al Centro Antico si allunga la “lama Balice” a raccontare una relazione città campagna, spesso contraddittoria ma ancora in evoluzione.

Tornando alla città, importante monumento è il Torrione Angioino, elemento di potenza e anche apertura, grazie all’adiacente Porta Baresana, a guardia della via per Bari e Santo Spirito, per secoli la marina di Bitonto. La porta apre ovviamente anche alla città antica, con l’immediato panorama di piazza Cavour, ricca di chiese e edifici storici. Il Torrione è l’unico superstite delle quasi 30 torri che delimitavano l’urbe, probabilmente la più grande. Fu anche prigione e poi strategicamente rilevante sia nel ‘500 sia nel ‘700, durante la battaglia di Bitonto del 1734, episodio che ha segnato la nascita del Regno Borbonico e l’indipendenza del Sud rispetto all’epoca dei vicereami.

Le pietre di Bitonto, poi, narrano una bellezza ormai sempre più conosciuta e frequentata. Una bellezza che trova compimento nella piazza della Cattedrale romanica. Ma questa è anche terra di Murgia. Qui si respira il silenzio, si vive un nutrito abbandono (accompagnato cioè dai tratti della civiltà contadina), si rallentano le fughe e s’inseguono sguardi rilassati.