concorso internazionale Traetta OperaFestival

BIOGRAFIA


Tommaso Traetta, celebre compositore della scuola napoletana scuola, nacque a Bitonto il 30 marzo 1727.  Ammesso al conservatorio di Loreto all'età di undici anni, vi divenne allievo di Francesco Durante. Terminati gli studi nel 1748 si dedicò all'insegnamento del canto e alla composizione di messe, di vespri, di mottetti e di litanie, per le chiese e i conventi di Napoli; gran parte di tali opere sono ancora oggi manoscritte. Nel 1750 Il Fornace, la sua   “opera seria”, fu rappresentata al  Teatro San Carlo di Napoli, il consenso del pubblico determinò un successo così strepitoso che gli si chiesero altre sei opere, che  si succedettero senza interruzione una dopo l'altra.

Presentò al teatro Aliberti di Roma nel 1754  l' Ezio, una delle sue più belle opere. Da allora la sua musica si diffuse in tutta Italia; Firenze, Venezia, Milano, Torino applaudirono i suoi successi.
Il duca di Parma, propose a Tommaso Traetta la carica di “maestro di cappella” fu, inoltre, incaricato di insegnare l'arte del canto alle principesse della famiglia ducale.

Secondo Laborde, questa esperienza, influì lo stile di Traetta, le sue opere furono contaminate da un gusto francese, che era quello della corte di Parma, ma di ciò non si trova traccia nelle partiture dell' Armida né in quella dell' Ifigenia , opere composte nell’epoca.

La prima opera composta a Parma da Traetta fu Ippolito e Aricia, rappresentata nel 1759 e ripresa nel 1763 per il matrimonio dell'infanta di Parma con il principe delle Asturie. Così grande fu il suo successo che il re di Spagna accordò una pensione al compositore, come testimonianza del suo apprezzamento. Nello stesso anno Traetta fu chiamato a Vienna per scrivervi l' Ifigenia, una delle sue più belle opere. Di ritorno a Parma compose la Sofonisba. Un aneddoto relativo a quest'opera sembrerebbe essere l'origine di quel che riporta Laborde a proposito della trasformazione dello stile di questo compositore durante il suo soggiorno a Parma. In una situazione drammatica in cui l'accento di un personaggio doveva essere starziante, Traetta credette di non poter far di meglio che scrivere al di sotto della nota le parole un urlo francese. Dopo la Sofonisba tornò a Londra per comporre l'Armida. Quest'opera e l' Ifigenia furono rappresentate in seguito in quasi tutta Italia e accolte con entusiasmo.

Dopo la morte dell'infante Don Filippo, duca di Parma, nel mese di dicembre 1763, Traetta fu convocato a Venezia per prendervi la direzione del conservatorio incarico  che mantenne per soli due anni; successe a Galuppi come compositore alla corte di Caterina II imperatrice di Russia e partì all'inizio del 1768 per Pietroburgo. La maggior parte dei biografi riferisce che all'indomani della rappresentazione della Didone Abbandonata, l'imperatrice inviò a Traetta una tabacchiera d'oro ornata del suo ritratto, con un biglietto di sua mano in cui ella diceva che Didone gli faceva questo dono. Si sono però confusi, in questo aneddoto, Traetta e Galuppi che aveva scritto qualche anno prima, un'opera sullo stesso soggetto rappresentata a Pietroburgo e che ricevette, in effetti, questo messaggio da parte dell'imperatrice.

Dopo sette anni di soggiorno alla corte di Caterina II, questo celebre artista, sentendo la sua salute indebolita dal rigore del clima, domandò il permesso di potersi congedare che non ottenne che con gran pena. Si allontanò dalla Russia verso la fine del 1775 per recarsi a Londra, dove la sua fama l'aveva preceduto, ma, sia che il soggetto dell'opera commissionatagli non l'avesse ispirato, sia che il suo cattivo stato di salute non avesse lasciato al suo talento tutto il suo vigore, il suo dramma Germondo, rappresentato a teatro del re, non parve degno della sua alta reputazione. La fredda accoglienza riservata a quest'opera e ad una raccolta di duetti italiani che fece pubblicare a Londra, lo spinsero a lasciare quella città per tornare in Italia, dove sperava di ritrovare la sua vena. Ma da questo momento in poi la sua salute fu sempre precaria. Scrisse ancora qualche opera a Napoli e a Venezia, ma senza più trovarvi il fuoco delle sue antiche produzioni. Il 6 aprile del 1779 morì a Venezia prima di aver compiuto cinquantadue anni.